Solegiallo

Abbandonerai Aderirai e Pro Civitate Christiana

Vi invitano al
II° Laboratorio invernale per coppie,
operatori pastorali, operatori sociali.

Busto A. - Oratorio San Filippo Neri

Quando la coppia diventa ecologica:
la coppia custode del creato.

 

Garantiscono la loro partecipazione : Rosella De Leonibus, psicoterapeuta; Padre Giancarlo Bruni, biblista; Carmelo Di Fazio, neuropsichiatra; Marco Noli, sociologo

Iscrizioni informazioni : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   Quota iscrizione: € 40,00

Il laboratorio si svolgerà a Busto A. - Oratorio San Filippo, Via don Davide Albertario - Domenica 9 febbraio 2014  - ore 9-17.
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…quel legame fragile…

Quando la coppia diventa ecologica:
la coppia custode del creato

“Io credo che il compito dell’uomo non sia quello di dominare la natura, ma precisamente quello di coltivare: coltivare se stesso così come coltivare la natura, proprio perché non sono separabili.”

R. Panikkar

In alternativa al modello del consumo, possiamo percepire che siamo ambiente l’uno per l’altra, e che insieme ogni giorno costruiamo questo ambiente comune che è la relazione di coppia.

Stiamo entrando in una logica diversa, quella che sottende la vita, quella che rappresenta l’assunto fondante delle scienze ecologiche: ogni essere vivente esiste soltanto nella profonda interconnessione e reciproca interdipendenza di ogni elemento dell’ecosistema rispetto a tutti gli altri elementi. Se applichiamo questo approccio alle relazioni umane, e la relazione di coppia è una delle più intime, se teniamo conto della legge della vita, per cui ogni organismo vive del, e nel, movimento ricorsivo tra auto- ed etero-organizzazione, dobbiamo guardare diversamente il nostro spazio come coppia. Ci accorgeremo subito che non c’è modo di leggere nulla delle nostre psicologie individuali se non dentro il movimento reciproco di adattamento tra me e te, e tra me e te insieme nel nostro contesto di vita.

Se pensiamo la coppia ecologicamente, l’altro possiamo riconoscerlo come soggetto che limita e nello stesso tempo definisce la mia soggettività, come ogni confine definisce la figura. Io posso pensarmi come persona perché tu esisti, perché vivi qui, proprio sul mio confine di contatto, perché sei il mio orizzonte, ed entrambi co-costruiamo ogni giorno questo ambiente-coppia, nel quale respiriamo il quotidiano e progettiamo il futuro. Pensare ad una ecologia della relazione di coppia ci permette di uscire subito dal dilemma tra affermazione di me e affermazione dell’altro, ci fa saltare subito fuori dalla trappola del gioco a somma zero, per cui il mio benessere si porrebbe in antitesi secca al tuo. L’ottica ecologica supera il dilemma tra egoismo ed altruismo nella relazione di coppia, perché pone il problema su un livello diverso. Dalla visuale ecologica possiamo vedere meglio come il mio benessere non è pensabile senza il tuo, e come tu ed io insieme assorbiamo e costruiamo ogni istante il nostro rapporto col mondo. Non possiamo prescindere da questo altro livello di reciprocità per il nostro benessere come coppia.

 

Come muoverci istante per istante su questa area, come questa attenzione ecologica ci può guidare nella quotidianità? Serve valorizzare anche nella relazione di coppia alcune intelligenze specifiche, intelligenze ecologiche. Nel laboratorio tenteremo di valorizzare queste intelligenze. Vedremo che sono ovvie, naturali, forse semplicemente qualche volta le abbiamo dimenticate. Sono l’una legata all’altra, formano una rete solida e flessibile, una trama che ci sostiene.

Così facendo la “coppia ecologica” sarà capace di custodire il creato: l’abbraccio ecologico che permette alla coppia di superare la relazione predatoria e energivora è quello che permette anche di vivere il creato come buono e bello e la terra come un giardino continuamente da nutrire, abitare e coltivare.

 

Cantico delle creature

« Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature…

Francesco di Assisi

Evocazioni

Le ricerche psicologiche sulla relazione di attaccamento hanno ormai ampiamente dimostrato che l’amore adulto è una evoluzione dell’amore che abbiamo ricevuto dalle figure genitoriali. Ogni processo di attaccamento ha alla base da un lato il bisogno di essere protetti, e dall’altro la propensione a prendersi cura dell’altro. E’ interessante andare a stringere l’obiettivo su questo percorso evolutivo, che ci permette di imparare a prenderci amorevolmente cura del partner, come qualcun altro, tanti anni fa, si è preso amorevolmente cura di noi. Se il legame di coppia è innanzitutto un legame fondato sulla reciprocità, dove l’uno rispetto all’altro ci si pone come fonte di sicurezza, dove siamo “adulto competente” l’uno per l’altro, e se le crisi più pesanti della vita di coppia si producono proprio quando questa alternanza non riesce a realizzarsi, allora ha senso andare a cogliere quali attenzioni, quali forme di intelligenza ci permettono di costruire e nutrire quello spazio, quel respiro di vita, che fa del nostro legame la fonte di sicurezza più importante dell’età adulta, quella base che ci permette di slanciarci là fuori, nel vasto nel mondo, nutriti dalla forza del legame.

Per cogliere questa possibilità scegliamo un punto di osservazione che focalizza il modo della relazione, la circolazione di affetti e azioni, l’angolatura che si produce nello spazio tra me e te.

Ci sono situazioni in cui lo spazio della relazione è uno spazio predatorio, energivoro, dove l’uno si nutre letteralmente della vitalità e dell’amore dell’altro. Le richieste sono pressanti, in questo quadro, chiedono una disponibilità totale ed unilaterale, e rischiano ben presto di esaurire la fonte da cui proviene l’accudimento tanto desiderato. All’altro estremo, lo spazio del rapporto è marcato, al contrario, dal sacrificio, da una sorta di automutilazione psicologica ed esistenziale, che produce inevitabilmente le scorie tossiche del risentimento e del rancore, fino al ricatto emotivo, fino a generare la percezione di un credito, enorme ed inesigibile, nei confronti dell’altro. Quanto dominio e potere si celi sottotraccia dentro questa formula, lo lasciamo intuire. Tra questi estremi, la relazione predatoria ed energivora, e la relazione sacrificata ed automutilante, c’è una possibilità molto ampia da esplorare.

Possiamo uscire dal paradigma del consumo dell’altro, entrare in un abbraccio ecologico, che ci liberi da quella ferrea prigione sotterranea del rapporto per cui io ci sono per te, ma solo a patto che tu ci sia per me nel modo in cui io ti voglio, solo a patto che tu soddisfi esattamente i miei bisogni, altrimenti cambio fornitore.